LANCIA TREVI VOLUMEX BIMOTORE : la storia dietro la storia del mito Delta.

Lancia Beta Trevi Volumex, per i più riassuntivi semplicemente Trevi VX, il top della gamma di un modello che, soprattutto dopo la seconda serie, non ha mai raggiunto molti consensi.
Una fulminea scintilla nel mondo dell’automobile, un paio di anni in sordina e poi subito il dimenticatoio, per lasciare spazio alla più fortunata Prisma.
Nell’84, neanche raggiunti i 4 anni di vita, Lancia la accompagna già alla porta; ma la Trevi, in questo strano mondo che è quello dell’automobile, ha un’ultima cartuccia da sparare.
Quello stesso anno il reparto corse Lancia Martini inizia lo studio della S4, la sostituta di una 037 che, seppure ancora competitiva, non avrebbe retto il confronto con le bestie 4×4 del gruppo B.
Lo sviluppo della trazione integrale, materia su cui l’azienda italiana ha una lacuna enorme, è affidato a Giorgio Pianta, pilota e collaudatore Abarth che ricordiamo ancora a un anno dalla sua scomparsa.
La decisione più ovvia è quella di prendere un’auto di serie dal vivaio Lancia e modificarla per usarla come “laboratorio mobile”; la scelta ricade come avete già capito sulla Trevi VX.
Forse non il modello più adatto per uno sviluppo del genere, dato che Pianta all’epoca poteva disporre di un arsenale che comprendeva la Beta coupe, la nuova arrivata Gamma, nonché la stessa Delta, che poi l’avrebbe sostituita.
Ma forse la storia non sarebbe stata così straordinaria.
Il pilota si inventa di posizionare un secondo motore 4 cilindri in posizione centrale, spazio che per la trevi equivale al divanetto posteriore, collegato a trasmissione e sospensioni anteriori, ancorato e intelaiato a dovere.
Dopo questa installazione Pianta riallestisce tutto ciò che la circonda partendo dal saldaggio delle portiere posteriori che ospitano, in zona montante, delle griglie di sfogo dell’aria maggiorate per dare un po’ di respiro ad un motore che non si trova proprio in una delle zone più ordinarie.
A questo punto l’auto ha ovviamente bisogno di due scarichi, quello posteriore in coda, mentre quello anteriore uscente lateralmente, bello anche da vedere.
Infine, giusto per capire un po’ il funzionamento, l’acceleratore gestisce i due carburatori con un comando “drive by wire”, che viene in alternativa aiutato da un sistema con cavo Bowden per la gestione meccanica, data la ovvia difficoltà di risposta del sistema costruito.
Passando ai numeri, fatte e dovute moltiplicazioni X2, la trevi sfreccia su 3990 centimetri cubi e ben 300 cavalli di potenza (siamo sui 230km/h) da scaricare su un 4×4 tutto da perfezionare su pista, per dare alla S4 il miglior prodotto di meccanica italiana.
Il laboratorio mobile è pronto, certo non è impeccabile : i motori faticano un po’ a dialogare, soprattutto in fase di partenza, e nonostante il buon lavoro per l’areazione l’auto soffre le soste a motore acceso, ma poco importa.
La Trevi, come la storia racconta, farà maledettamente bene il suo lavoro, regalando a Lancia una trazione integrale che la renderà famosa in tutto il mondo e le permetterà un letterale dominio nel mondo dei Rally.
E poi guardando questa VX da vicino si scopre una cura per il dettaglio quasi maniacale che fa innamorare all’istante.
Si parte con il vano che racchiude i secondo motore rivestito con la stessa moquette degli interni, finendo con il notare la verniciatura rossa con le striscie blu e gialle che rimanda alla storica Fulvia HF : va bene avere un banco di prova, ma allo stile Lancia non si deve rinunciare.
Fatto il suo dovere, la Bimotore venne posta di diritto nella collezione personale Lancia.
Cosi, 31 anni fa, il destino consegnava una umile Lancia Trevi al mito.

-william

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STEERING REVIEW #6 : EVOLUZIONE GT

Era il 30 Marzo 2014 quando, navigando in internet, incrociai la strada di una foto che vagava in rete.
Mi suscitò subito un’enorme curiosità e fu così che, cercando informazioni a riguardo, capii che si trattava di un rendering automobilistico, uno dei primi di quel modello, che il designer italiano Angelo Granata aveva creato e diffuso in quell’enorme mondo parallelo che è il web e che aveva già cominciato a far parlare di se.
Tutti infatti potevano distinguere nelle forme di quel moderno progetto di auto, le linee di uno dei più grandi simboli dell’automobilismo italiano : La Lancia Delta.
Ricordo quei mesi in particolare come alcuni dei più prolifici in quanto a disegno futuristico e rendering.
Per citare i più noti, assieme a quella Delta avevano cominciato anche a girare i primi bozzetti non ufficiali della nuova 124, della nuova berlina di casa Alfa da parte di Pawel Zarecki (entrambe ora in fase di realizzazione) nonché il rendering, altrettanto straordinario, di una possibile nuova Fiat 126 ad opera di David Obendorfer (idea che purtroppo si è spenta sempre più).
In un periodo del genere, in cui era l’immaginazione a farla da padrona, era difficile pensare che un progetto così ambizioso sarebbe mai decollato, ma decisi comunque di condividere l’immagine sulla pagina e, spinto più da un sogno che dell’oggettività che la situazione richiedeva, scrissi in descrizione una frase :”E se uscisse sul serio?”.
A quasi un anno di distanza, dopo numerosi apprezzamenti, accompagnati però da altrettanti rifiuti, la voce di Granata giunge fino ad Enrico Cerfeda, grande appassionato di motorsport e anche di Delta, che decide di contattare il giovane designer e cominciare assieme a lui una collaborazione che ha trasformato quella semplice immagine in un progetto vero e proprio, che vede ufficialmente la luce lo scorso 14 Febbario : data di nascita della Evoluzione GT.
Evoluzione GT è un progetto 100% made in italy che ha riunito diverse aziende specializzate, le quali stanno ora collaborando alla realizzazione del primo modello in scala reale dell’idea che, partita da Granata, è stata poi migliorata ancor più da Cerfeda per quanto riguarda soprattutto le caratteristiche tecniche.
Se l’aspetto esterno è quello della tanto amata Delta, dentro la macchina presenta un concentrato di tecnologia unico nel suo genere, pronto a far battere il cuore di molti appassionati e non.
Tutto parte da un autotelaio collaudato, che diventa una base perfetta per tutti i componenti che saranno creati su misura per l’auto secondo le specifiche degli ingegneri, una componentistica veramente particolare.
Cominciamo con il motore che sarà molto probabilmente un 5 cilindri da 2 litri di derivazione Fiat, che con un totale di 20 valvole si stima svilupperà 350 cavalli a 6500 g/m, affiancato da un turbocompressore, accoppiato ad una centralina, mappata in modo da non rinunciare troppo alla resa ai bassi giri.
I pistoni verranno costruiti con specifiche particolari, mentre le bielle saranno in titanio ricavate dal pieno, materiale che assicura un’elevata robustezza del motore, nonché leggerezza.
Parlando invece di pezzi come l’albero motore e le valvole si può capire veramente quali siano le aspettative per la Evoluzione GT.
L’albero sarà infatti ricavato da lavorazioni a controllo numerico altamente specializzate, inoltre sarà trattato superficialmente in modo da evitare rotture date dalle troppe sollecitazioni, mentre per le valvole la scelta si sta orientando sul Berillio, materiale in grado di sopportare alte temperature ed elevate pressioni derivanti dal turbo.
Si può certamente pronosticare che se questi sono i componenti richiesti, l’auto avrà molti muscoli da mostrare.
Tornando alle certezze e introducendo un po’ di numeri, lo 0-100 è stimato si 4,8 secondi, mentre per la coppia si parla di 380Nm (numeri ovviamente da rivedere).
Per il cambio si parla di un 5/6 rapporti con una frizione a multidisco e volano alleggerito ricavato dal pieno come le bielle, mentre per la trazione non ci sono stati dubbi : integrale.
Si tratta però di una 4X4 diversa da come la conosciamo.
Sui mozzi delle ruote posteriori saranno posizionati dei motori a magneti permanenti indipendenti controllati da centraline elettroniche dedicate, che forniranno la giusta potenza al posteriore analizzando i dati sul terreno ricavati dai sensori posti sulle quattro ruote.
L’energia sarà fornita ovviamente da un generatore collegato al motore, ma questa nuova tecnologia permetterà il massimo risultato con il minimo sfruttamento del propulsore.
Infine la Evoluzione GT è (e deve essere) anche ambiente, quindi per farlo il team si è valso della collaborazione di Lorenzo Errico della Hydromoving.
Questa azienda ha lanciato un brevetto (senza precedenti) basato sul sistema di alimentazione definito “Brown’s gas”, che permette di separare l’acqua in una miscela di idrogeno e ossigeno in stato gassoso, che esplode a 530°, o ad alte pressioni, aumentando e massimizzando la combustione, garantendo massime prestazioni e minime emissioni.
Infine c’è l’estetica.
Il lavoro già ottimo di Granata è stato perfezionato fino a raggiungere un’ottima armonia fra elementi anni ottanta e quelli invece più moderni, le parole servono ben poco, lasciamo spazio anche ali occhi.
Altra nota tutta italiana i cerchi che saranno proposti dall’azienda nostrana Cinel Forged Wheels; le misure? 235/45/R19!
Non si può chiudere questa recensione se non con la speranza che, una volta uscito il primo modello in scala reale, la reazione del pubblico sia forte e attiri l’attenzione di chi ha i mezzi per la produzione in larga scala.
Intanto si è già raggiunto l’accordo con la Fluidocorse per creare un modello che (già deciso) correrà nel campionato di gare in salita CVM, chissà, forse la rivedremo anche nel WRC in tenuta Martini.
Sognare non costa niente, Angelo Granata l’ha fatto.

Voto steering : 9 (un po’ di patriottismo non guasta).

-william

Fonti : Elaborare (numero febbraio 2015)
Evoluzione GT (facebook page)