OVERSTEERING EP.2 : Ad armi pari [pt.2]

Le gomme slittano sull’asfalto del Nurburgring.
L’aderenza è scarsa se si cerca di estrarre la massima potenza dalle Mercedes, i piloti lo capiscono subito.
Lasciano tutti il loro blocco di partenza oscillando, ondeggiando a destra e sinistra con il retrotreno e correggendo con lo sterzo.senna16
Sembra quasi una danza, un armonioso ballo di gruppo, non certo la partenza fulminea che di solito quei 20 forniscono al loro pubblico, ma è qualcosa di altrettanto affascinante.
Di diversamente affascinante.

Si avventurano tutti verso la prima curva, a destra.
Il rumore dei motori che toccano un altissimo numero di giri, tradisce la lentezza delle vetture nell’acquistare velocità.
Fra poco sarà ora della prima staccata, il pubblico del rettilineo ormai stringe gli occhi, cercando di mettere a fuoco quello che sta succedendo laggiù.

I primi 5 si aprono a ventaglio, il cordolo si avvicina, lentamente, inesorabilmente, non c’è spazio per tutti.
A pochi metri dall’inserimento, la classe dei piloti di formula 1.
Ognuno un punto di staccata diverso, ognuno una pressione sul freno diversa, ognuno un’impostazione dell’entrata diversa.
Tutte queste variabili si concatenano e si trasformano in incredibile scambio di posizioni, i piloti si trovano a pochi centimetri l’uno dall’altro, ognuno con la propria linea, ma non c’è alcun contatto.

Semplicemente perfetto, le 190 spariscono dietro la curva.
La quiete si impossessa di nuovo del rettilineo del traguardo.

Il pubblico già freme per capire quale sarà l’ordine con cui i piloti compariranno di nuovo, tutto quello che succede oltre quella lunghissima linea di asfalto è lasciato alla loro immaginazione.
Il leggero velo di nebbia sta ancora accompagnando quello storico pomeriggio, vedere a distanza cosa stia succedendo è praticamente impossibile.
Chi sta seguendo l’evento in televisione, può compensare il fatto di non poter assistere dal vivo con un reportage dettagliato del gruppo di testa atto a scambiarsi posizioni curva dopo curva.

Loro già sanno cosa è successo.
Cosa attende i loro colleghi sugli spalti a primo passaggio sul rettifilo.
Il silenzio comincia timidamente a svanire, i 6.000 giri al minuto degli aspirati Mercedes riecheggiano tra le tribune.
La curva che accompagna i piloti nuovamente sul traguardo è un destra di percorrenza, per affrontarlo al meglio bisogna cercare il cordolo esterno in uscita, senza esagerare però.
L’umido non è certo amico della trazione, tanto meno su un cordolo.

Il rumore, prima lontano, ora è un frastuono intenso, sono arrivati.
La prima 190 è beige, esce dalla curva a destra con qualche metro di vantaggio su un foltissimo gruppo di inseguitori.
Dagli spalti, gli sguardi si spostano sulla destra per cercare di intuire il prima possibile la situazione.
11 il numero sulla fiancata, giallo il casco che si intravede dai finestrini.
Ayrton Senna è primo.senna14

I suoi fari sono spenti, come quelli di gran parte dei suoi colleghi, la potenza va data tutta alle ruote, il resto si compensa con vista e intuito.
Non lascia nemmeno lavoro ai tergicristalli, Ayrton, li attua solo un paio di volte a giro, quando ormai la condensa sul parabrezza è rimasta l’unica cosa che i suoi occhi possano vedere.
Dietro a lui c’è Reutemann, che nella confusione del primo giro è comunque riuscito a conservare la seconda piazza.

Ma c’è poco da stare tranquilli per l’argentino, dietro a se la terza Mercedes è grigia, l’unica tra i primi ad avere i fanali accesi, come un cacciatore che con la torcia, la sera, illumina la sua preda.
Ha una guida più pulita rispetto agli altri, sembra quasi che la pioggia non bagni le sue ruote, preciso, come un computer, sul rettilineo è talmente vicino che diventa quasi impossibile distinguere le due macchine.

Reutemann ha già intuito di chi si tratta, conosce bene quel modo di guidare, osserva lo specchietto retrovisore per un attimo.
Il casco rosso e il nome sulla parte superiore del parabrezza sciolgono immediatamente ogni ulteriore dubbio. LAUDA.
Aveva guadagnato in fretta e furia la posizione sul compagno di squadra Prost, non un grande amante delle nuvole grigie, e non voleva perdere tempo nemmeno con lui, l’ultimo ostacolo prima della lotta per la prima posizione.

Lauda dal canto suo è quasi eccitato dalla vista della Mercedes di Carlos, che bella coincidenza pensa.
Proprio lui, l’argentino che Enzo Ferrari, aveva designato come suo sostituto dopo quel terribile incidente di 8 anni prima al vecchio ring.
Nemmeno il drake aveva pensato che potesse farcela, nessuno, a parte la moglie Marlene, lo credeva in grado di tornare, tanto meno di vincere un altro mondiale.

Aveva smentito tutti poche settimane dopo, proprio a Monza, ancora lacerato dalle ferite, passando Reutemann in gara a bordo della stessa macchina, senza pietà, esattamente come gli altri non ne avevano riservato per lui.
Era ora di ribadire il concetto una decade dopo.
Era sopravvissuto ad uno degli incidenti più spettacolari della Formula 1, ma al contrario di quelle fisiche, certe ferite non possono rimarginarsi.

Fine del rettilineo, le macchine scompaiono di nuovo sulla destra.
Lauda insegue da vicino la sua nemesi, poi ad un certo punto in staccata la infila, all’interno, senza scomporsi.senna
Sembra che Reutemann non ci sia nemmeno, l’austriaco non cambia la sua traiettoria, semplicemente va più veloce, troppo veloce, non c’è nulla da fare, passa come se nulla fosse.

Finiti i conti con il passato, è il momento di affrontare la prima posizione, quel brasiliano lo incuriosisce, sta li ad una ventina di metri da lui imperterrito, vuole osservarlo da vicino.
Senna dal canto suo di farsi recuperare non ci pensa proprio.
Se lo prende comincia il corpo a corpo, se si arriva a quel punto il tempo sul giro si alza, gli altri recuperano, diventa una blogia, è bagnato e ci scappa il fuoripista.
Troppo rischioso, meglio gestire quei 20 metri come un tesoro.

La gara continua, in mezzo al gruppo ci sono molti avvicendamenti, testacoda, scambi di posizione, sorpassi di classe.
Prost perde addirittura il controllo del mezzo, un errore del professore, giusto per dare un’idea delle condizioni della pista, che gli costerà la gara e lo rilegherà addirittura al 15° posto.

Davanti invece è una sfida a distanza, un continuo elastico tra Senna e Lauda, curve al limite condite da alcune sbavature che dimostrano quanto i due si stiano impegnando.
La distanza si accorcia e si allunga continuamente, in certi momenti qualcuno pensa che finalmente i due si ricongiungeranno, salvo poi essere smentito poche curve dopo.
Ayrton ha in pugno la gara, ma i fari sempre accesi di Niki alle sue spalle lo tormentano da 10 interminabili giri, come scie mistiche di luce senza fine che non vogliono concedergli pace.senna409

Comincia a sudare, la sua guida e quella del suo avversario hanno raggiunto un livello impareggiabile, oltre il limite della macchina che hanno a disposizione, qualsiasi errore, anche il più piccolo potrebbe a questo punto compromettere tutti i loro sforzi.
Dal muretto la segnalazione.
Ultimo giro.
Senna primo, Lauda ancora secondo, 10 metri tra i due.

I loro respiri si sincronizzano, i movimenti del volante si eguagliano, per Lauda non è una sensazione nuova, la riconosce dai tempi di Hunt, il suo storico amico-rivale dai tempi della F3.
Al brasiliano invece torna in mente Fullerton, il suo alterego ai tempi dei kartodromi, per entrambi è un enorme sfida, ma anche uno dei momenti più belli da molti anni a questa parte.

Lauda è stupito, sta guidando al meglio delle sue possiblità, vuole veramente portare a casa la vittoria, ma i metri non diminuiscono, le loro traiettorie sono così diverse eppure entrambe così efficaci che non c’è spazio per un recupero.
Si accorge che quel ragazzino, la gara, l’aveva già vinta, al primo giro, quando in fretta e furia aveva guadagnato la testa.
Sorride, si rende conto di essere al cospetto di un fenomeno, un talento puro di rara nascita e destinati a definire un’era, come era stato per lui anni orsono.
Non c’è nulla da fare, ma non è arrabbiato, sa riconoscere un momento storico quando gli si presenta davanti e se ne compiace.

Ultima a destra, salgono entrambi sul cordono in uscita, controsterzo in trazione e dritti verso la bandiera a scacchi.
Arrivano in parata, impareggiabili entrambi oggi.
Senna può finalmente respirare, ma se le gare che lo aspettano nel suo futuro da pilota saranno tutte così, allora ci sarà da faticare.
Alla sua sinistra lo affianca finalmente la Mercedes che fino allora lo aveva inseguito.
Dall’interno, il casco rosso fiammante di Lauda lo fissa.
L’austriaco alza la mano, si congratula, poi ripreme l’acceleratore e continua dritto per la sua strada.

E’ il riconoscimento di un campione, quello che voleva, il motivo per cui aveva dato tanto importanza a quella gara.
Spinge di nuovo anche lui sull’acceleratore, pronto ad affrontare il giro di ricognizione.
Un destino epico lo aspetta, guiderà e vincerà per i migliori team al mondo, diventerà l’idolo del suo paese e il simbolo per eccellenza della Formula 1 contemporanea.
Ma questo lui ancora non lo sa e non gli importa.
Ora pensa al presente, alla sua prima vittoria contro i colleghi della massima formula, al dolce gusto dello champagne bevuto dal gradino più alto.

Alla gloria.Siegerehrung auf dem Eröffnungsrennen Nürburgring, 1984

FINE

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OVERSTEERING EP.2 : Ad armi pari. [pt.1]

L’asfalto è umido sul Nurburgring.
Ha appena smesso di piovere.
Le ultime gocce di rugiada cadono dagli alberi del bosco che contorna la pista, gli spettatori possono finalmente chiudere gli ombrelli. Tra poco si comincia.
E’ il 12 Maggio 1984, siamo in Germania, pochi kilometri alla periferia della città di Nurburg.

Oggi è una giornata molto particolare per la formula 1, dopo 8 anni di attesa infatti, il calendario prevede di nuovo la tappa europea al Nurburgring.
E’ dai tempi dello schianto di Niki nel lontano ’76 che gli pneumatici delle monoposto più veloci al mondo non affrontano più l’inferno verde.senna19
E saranno destinate a non farlo più, i proprietari del complesso hanno infatti allestito un nuovo settore, il GP Strecke, molto più corto e conforme alle moderne norme di sicurezza del circus.
I tempi delle corse a velocità infinite tra i boschi sono finite, il passaggio dall’anello nord all’attuale sud, ne è l’emblema, il passaggio definitivo ad un’altra era.

La F1 tornerà ufficialmente a girare in questo rivisto Nurburgring in Ottobre, fra 6 mesi.
Ma allora perché siamo qui a parlare del 12 Maggio?

Capita in certi momenti storici, che uno stesso paese sia il palcoscenico di più avvenimenti che coincidono temporalmente. Capita inoltre, molto più di rado, che si decida di unire questi eventi per creare qualcosa di ancora più grande, quasi leggendario, destinato a rimanere impresso nei libri di storia per sempre.

Nel nostro caso, l’avvenimento che si unisce alla rinascita del Nurburgring ha un nome, si chiama Mercedes E190.
E’ l’ultimo mostro della casa a tre stelle.
Apparentemente una berlina con un abito sportivo, in pratica un mostro con un 2.3 16 valvole aspirato vecchia scuola unito alle più recenti scoperte tecnologiche.
Il risultato?
185 cavalli, ottenuti a 6.200 giri, per una velocità massima di 250 km/h nella versione immacolata di serie.
Numeri pazzeschi per il 1984.senna20
Spiazzanti persino per un colosso come BMW.
Più tardi, la superiorità del bolide di Stoccarda nel DTM, costringerà infatti la casa monacense al contrattacco, che effettuerà con una BMW di nuova concezione, alias E30, la prima serie M.
Ma questa è un’altra storia.

I vertici di Stoccarda e i rappresentanti del circuito si sono messi d’accordo.
La E190 debutterà in pista al GP Strecke. A guidarla saranno i più veloci uomini al mondo. Saranno in 20, tutti con la stessa macchina, 20 giri a disposizione. Tutti contro tutti.

E infatti al circuito, quel freddo pomeriggio, ci sono tutti.
I nomi del momento, Prost e Lauda, che si stanno giocando il mondiale.
James Hunt in ritorno di gran carriera dal pre-pensionamento, Alan Jones, che vinceva il mondiale 4 anni prima in Williams, De Angelis, l’italiano velocissimo, Watson, Reutemann e i nomi più tifati della F1 contemporanea.


Per non farsi mancare niente in griglia ci sono anche John Surtees, campione nel ’64 in Ferrari, e Sir. Stirling Moss, il re senza corona, testimone vivente della nascita della F1.
Si muovono tra la griglia agitando i loro capelli bianchi, dinosauri, pensa il pubblico, temibili, pensano i piloti, che sanno esattamente quali vetture sono passate per le mani di quei due.

Tra questo tripudio di stelle quasi si confonde un ragazzo, il più giovane del lotto, si chiama Ayrton Senna Da Silva, guiderà la 190 numero 11.
Un rookie. Ha finito la gavetta da un paio di mesi e finalmente ha anche lui coronato il sogno di entrare nella massima formula. E non senza farsi notare!
2 volte a punti nelle prime tre gare, quando andare a punti significava ancora “arrivare almeno sesti”, con la piccola Toleman, non certo una vettura abituata a questi piazzamenti.senna21
Uno da tenere d’occhio insomma, ma ancora molto, troppo, giovane per poter combinare qualcosa.
O almeno questo è quello che si pensa.

Lo dimostra il fatto che Ayrton, a quella gara, non doveva nemmeno partecipare.
Era subentrato dopo aver ricevuto una telefonata.
Gli chiedevano di sostituire Fittipaldi sulla numero 11; lui, il debuttante, a sostituire il suo connazionale due volte campione del mondo.
Senna aveva accettato, era l’occasione perfetta aveva pensato. Tutti con la stessa macchina, nessuna scusa, vince il piede migliore, roba ghiotta per uno che vuole affermarsi in fretta.

Si era presentato in pista la mattina presto, serio come o più di quando deve affrontare la massima serie.
Qui, se possibile, la posta in gioco per lui è anche più elevata.
In contrasto, alcuni dei suoi colleghi avevano presto più sotto gamba la gara. Lafitte la dichiarò un atto di puro svago, Hunt addirittura, fu avvistato la notte prima al tavolo di un ristorante di Nurburg impegnato in una cena tra amici tutt’altro che sobria.

Altri invece, come Senna anche se per altri motivi, non potevano permettersi errori.
Il duello Prost-Lauda infatti, era destinato a protrarsi anche qui, perchè anche senza punti in palio, la rivalità non conosce pause. Alcuni, come De Angelis e Rosberg, corridori purosangue, non attendono altro che potersi confrontare con i colleghi per vedere chi prevale azzerando le differenze. Altri, come Moss e Surtees, sono li per dimostrare che il lupo potrà anche perdere il pelo, ma se arriva dalla vecchia scuola può ancora mordere e fare male.

Giorni dopo quella telefonata, era il momento. Cammina lungo la griglia di partenza, i mocassini, ottimi per il punta-tacco, tendono a scivolare sull’asfalto bagnato dalla pioggia. A lui questa condizione non dispiace.
Partirà terzo, dietro a Prost e Reutemann, seguito da Lauda e Rosberg, roba da far andare nel panico qualunque ragazzo, ma non lui, non oggi.

Arriva finalmente alla sua Mercedes, la numero 11, di uno splendente beige, sulle fiancate e sul parabrezza svetta a caratteri cubitali il suo cognome, SENNA.
La osserva per qualche secondo, immobile, poi entra e allaccia le cinture. Se la sente senna7cucita addosso, i sedili in pelle nera lo avvolgono, le cinture a 3 punti lo bloccano in una posizione che conosce già bene.
Impugna il volante e guarda il circuito snodarsi davanti a se. Oggi non perderà.

Anche Prost fa il suo ingresso in griglia. Sorride, è in pole, ma tra le righe del suo volto Senna riconosce tensione e concentrazione. Lo capisce, riesce ad interpretarlo, anche se ancora non sa quanto i loro destini siano intrecciati.
La confusione e le urla dagli spalti lasciano a mano a mano spazio ad un silenzio tombale.
Dura dei minuti, fino ad essere interrotto dalle accensioni degli aspirati Mercedes.
Giro di allineamento, una sfilata, un ultimo assaggio del circuito per rinfrescare la memoria ai piloti prima che si cominci a fare sul serio.

Lo Strecke non possiede quell’aura infernale che contraddistingue il fratello maggiore, ma riesce comunque a farsi apprezzare per i grandi cambi di pendenza e i lunghi curvoni veloci.
Il treno ordinato di E190 li percorre tutti a velocità di crociera, facendo crescere sempre più la suspance.

Le auto tornano ai loro blocchi di partenza, il semaforo si accende, il rumore dei motori è sempre più assordante, la storia sta per scriversi.

senna18

FINE PRIMA PARTE.

(Si ringrazia la rivista EVO magazine da cui abbiamo preso alcuni scatti)

OVERSTEERING EP.1 : Il ruggito del leone [pt.2]

Le monoposto di Woking, dominatrici assolute del campionato ‘84, sono rimaste in sordina per i primi 20 giri. Strategia a zero soste; si comincia a spingere solo da metà gara.
De Angelis capisce che ora solo un miracolo può salvare le John Player Special, nell’arco di un paio di giri avrà alle calcagna le monoposto più performanti del lotto.

Alla guida, Prost, “il Professore” e Lauda “il computer”.
Non c’è tempo per pensare. Sono già qui.

Rosberg, troppo impegnato a guardare avanti, si rende conto dell’arrivo dei due mastini quando ormai stanno già bussando alla porta di De Angelis.
Perde la pazienza.
E’ rimasto per troppo tempo incastrato tra le due Lotus, per vincere contro le Mclaren la sua fuga in sella al primo posto sarebbe dovuta cominciare molto prima.
Due giri, tanto basta a Prost per rilassarsi dopo aver compiuto la rimonta sul gruppo di testa.

E il professore sale in cattedra.

Prost calcola bene ogni suo spostamento e la conseguente reazione di De Angelis.
In men che non si dica il bianco-rosso della Marlboro è davanti agli occhi del pilota italiano.USA_Dallas
Rosberg sente Prost a pochi centrimetri dei suoi scarichi, mentre davanti Mansell rimane statuario in prima posizione.

Non riesce a credere di non riuscire a passare.

Il ritmo è bassissimo, può girare molto più forte di cosi, la sua macchina è molto meno stanca e in trazione potrebbe tenere testa forse anche alle Mclaren.
Ma quella Lotus nera è ancora davanti, ancora dopo 15 giri.
La frustrazione si impossessa del pilota finlandese.
Rosberg comincia ad agitarsi, ogni volta che in un rettilineo ne ha la possibilità alza al cielo la mano imprecando contro il pilota inglese.dallas12
La Lotus e la Williams, Nigel e Keke, ora sono una cosa sola.
Pochi centimetri separano le due vetture che sembrano muoversi lungo i muri di Dallas con un solo essere.
Talvolta sembra quasi che Rosberg stia spingendo di forza il suo avversario, mentre ad ogni staccata si ha quasi l’impressione che quel duetto sia destinato ad agganciarsi e spalmarsi lungo un guard rail.
La Williams continua la sua folle corsa chirurgica a contatto stretto con la Lotus, finche Rosberg non ne può più. La sua staccata si ritarda, ma non c’è spazio, nemmeno un pertugio destinato ad aprirsi al suo arrivo.

Keke e la Williams si intraversano e strisciano con tutte e quattro le ruote, la situazione è fuori controllo.dalla13
Il pilota finlandese a questo punto può solo appellarsi alla clemenza della buona sorte, che per questa gara sembra avere per lui un occhio di riguardo.
Mansell fa appena in tempo a sparire dietro l’angolo della curva e Rosberg ha il tempo materiale di riprendere in mano la situazione.
Keke capisce di averla scappata di fortuna, cerca di recuperare lo smalto, ma non c’è tempo.
Come una cometa inarrestabile, il professore in un paio di curve è davanti a lui.

Prost è un predestinato, non ha ancora vinto un mondiale, ma già si capisce che il suo nome sarà scolpito nella storia della F1 per i secoli a venire.
A punti all’esordio con una per nulla esaltante Mclaren M29, prima vittoria l’anno successivo a gran premio di casa, in lizza per il mondiale con Renault per due anni di fila, e ora il ritorno in Mclaren con una fame e una voglia di rivalsa mai viste prima.
Lauda, suo compagno di squadra, idolo assoluto della scorsa decade, a fatica regge il confronto in pista.
La sola vista della Mclaren pietrifica Mansell.
Non lui, e ora?
Cosa mi invento?

Ma è proprio in quel momento che succede l’insperabile; ritorna infatti Rosberg.
Il finlandese è accecato, ma tra la rabbia e i muri che gli sfilano affianco a 250km/h ha la lucidità di pensare che se Prost prende la testa, i giochi sono finiti.
Si rifà sotto.
La sua guida è scomposta, impulsiva, difficile da interpretare, forse anche per se stesso.
Potrebbe finire malissimo, invece nel momento decisivo Rosberg è lucido come non mai.
Le marcie inserite al momento perfetto, la staccata ottimale, la linea giusta e la trazione perfetta.
Prost è nuovamente un’immagine nei suoi specchietti.
Mansell, abituato come mai prima d’ora a tenere d’occhio il retrotreno, vede la scena e capisce che in realtà la sua più grande sfortuna è anche una gran fortuna.

Il fatto che ad inseguirlo siano in 4 fa si che nessuno dei suoi diretti rivali possa permettersi di guardare solo avanti, bella scocciatura in effetti, pena la retrocessione per effetto sorpresa.
Mansell riprende la notoria concentrazione e continua a pestare al massimo che la John Player numero 12 può permettergli.
L’asfalto, i guard rail, la folla, non sono altro che misere ombre che spariscono dalla sua vista a velocità inverosimile.
Deve solo continuare così.

Ma come in ogni grande storia che si rispetti, la componente melodrammatica è sempre dietro l’angolo.

Arriviamo alla seconda chicane del circuito.
Contrariamente a quella che ha messo nel sacco il povero Warwick, questa comincia con un sinistra, per poi piegare a destra.
Ormai Nigel l’ha fatta un numero incalcolabile di volte.
La ripete nella sua mente come una filastrocca : “guardo lo specchietto, se non devo difendere allargo a destra, quarta, terza, dentro a sinistra, piano sull’acceleratore, destra, chiedo tutto e mi getto sul rettifilo”.
Ma il destino sa scegliere il tempismo con macabra ironia.

Mansell guarda gli specchietti, Rosberg non è abbastanza vicino per attaccare in questa curva, si allarga a destra.
Quarta.
Terza.
Terza.
TERZA!.
La leva non vuole saperne, sono attimi di panico, Mansell, nonostante non abbia ancora innestato si butta a sinistra e spera.
Spinge con tutte le forze che ha, è disperato, inerme, può solo appellarsi alla macchina o a qualche forza più in alto di lui.

E la terza entra.

Come tornato da un lungo viaggio a rallentatore, Mansell recupera in fretta la lucidità.
E’ al centro della chicane.
Com’era la filastrocca?
Ah si :”destra!”.

Troppo presto.

La ruota anteriore destra entra a contatto con il muretto interno, la macchina rimbalza.
Un errore, il primo, piccolo, tanto basta.
Mansell esce di curva alla metà della velocità, Rosberg non se lo fa chiedere 2 volte.
Non c’è manovra difensiva che tenga.
All’uscita Rosberg e Mansell sono già appaiati.dallas7
Dopo altri 100 metri la Williams è in testa.
Mansell si vede scivolare la vittoria da sotto le mani, ma non vuole arrendersi, deve tentare subito la risposta.

Tallona Rosberg da vicino, ha in mente qualcosa, quando arrivano entrambi alla solita chicane, quella di Warwick, quella che poco prima avevano fatto a posizioni invertite.
Mansell finta all’esterno e poi prende l’interno, Keke resta al centro della pista.
Staccata al limite.
Mansell non è davanti, mancano ancora pochi centrimetri, ma sono sufficienti perché Rosberg abbia il diritto di chiudere la porta. Di certo non lo lascerà sfilare tanto facilmente dopo tutto quello che gli ha fatto passare.
Escono dalla chicane con la Williams ancora in testa.

Mansell capisce che probabilmente è finita, Rosberg acquista vantaggio ad una velocità inverosimile.
Solo ora si rende conto di quanto fosse più lento.
Le sue gomme sono agli sgoccioli, non c’è più alcun tipo di aderenza, dietro di se altri 3 mastini all’inseguimento di Rosberg.
Impossibile.
Mansell rientra ai box.

La sosta dei meccanici sembra non terminare mai, gli ultimi 35 giri riemergono sottoforma di ricordi nella mente del pilota inglese.
Si ripete che ha fatto tutto quello che era in suo potere.
Dal muretto, anche Peter Warr non può negargli i complimenti.
Eppure non può fare a meno di continuare a pensare a quell’errore, per cui incolpa se stesso e non il cambio.
Trattiene a stento le lacrime. Ma il podio è ancora alla sua portata.
“Colin, accontentati del podio, rimandiamo la vittoria alla prossima” e riparte sgommando rilasciando tutti i cavalli a disposizione.
Non è finita.
Quando dopo il walzer delle soste ai box, Mansell è quarto.

Davanti a se Rosberg e Prost ormai sono troppo distanti, già in un’altra dimensione, a contendersi la corona. Segue Lauda, che è invece alla sua portata.
Dai box gli comunicano che Prost è passato al comando, c’era da aspettarselo, il miglior pilota del lotto con la miglior macchina non sono facili da tenere a bada. Nemmeno per Rosberg.
Nigel è stanco, la prima metà di gara è stata un montagna russa infinita, tuttavia è carico.
Non aveva mai potuto seguire le sue traiettorie ed era sempre stato costretto alla difesa, ora finalmente corre a briglie sciolte.
Insegue, è al limite in ogni curva, cerca di recuperare decimi ovunque possibile, si diverte, anche se il cambio cerca di farlo tornare con i piedi per terra.
Come ad ogni fine giro, cerca lungo il pit wall se la sua squadra vuole comunicargli qualcosa con un cartello.
Qualcosa c’è, una tavola nera, sopra scritto Man.12 in caratteri dorati. Sotto 2 parole. 6 lettere.

PRO. OUT.
Dallas ha fregato anche il professore.

Mansell ora è terzo.
Dopo 30 giri di agonia per tenersi una posizione, ora ne ha guadagnata una senza fare nulla. Suona quasi insensato nella sua testa.
Vede Prost pochi chilometri dopo, appoggiato ad uno dei tanti muri di Dallas, ancora all’interno della pista con i commissari che gli intimano di scappare.dallas9
Lo sguardo è fisso sulla sospensione anteriore sinistra, eppure sembra perso nel vuoto.
Stava vincendo, mentre ora è uno spettatore, la sua macchina invece, un cadavere, abbandonato li, a bordo pista, inerme, spenta.
Passano pochi giri quando dai box continua l’onda delle buone notizie per l’Inglese.

LAU. OUT.

Tutte e due le Mclaren fuori combattimento, statistiche da una su un milione per dire.
Ora è secondo, il miglior risultato in carriera.
Rosberg è distante, troppo, Mansell rallenta, non ha senso sforzare ulteriormente motore e gomme.
Per la prima volta dall’inizio del gran premio ricomincia a respirare.
Arrivati a questo punto, dopo tutto quello che ha passato, è come se la gara fosse finita.
Ma il destino ha ancora delle cartuccie da sparare.

All’ennesimo rettifilo, Mansell lancia la Lotus a tutta velocità : prima, seconda, terza, quarta…..e basta.
Non c’è più la quinta.
E non si tratta più di un timido ostruzionismo della meccanica. Ora la leva non può compiere più alcun movimento in quella direzione, è come cementata.
Mansell spinge, sempre più forte. Tutto inutile.
Passano i giri e il Mansell è ad un passo dal proseguire con una sola marcia.
La situazione è peggiorata velocemente, il ritmo si è alzato di conseguenza giro dopo giro.
Dai box ora gli comunicano ogni giro il distacco da Arnoux, su Ferrari, in terza posizione.
Cala spaventosamente ad ogni tornata, in attimo è già li. Mansell prova una difesa molto timida, ma sa bene che non ha senso insistere, ad Arnoux basta affiancarlo al primo rettilineo.

E’ già sparito.

Poche tornate dopo il copione si ripete, senza pietà.
Mansell deve cede il terzo posto, il podio…..a De Angelis.
Neanche stavolta sarà lui a portare i colori della sua casa sul palcoscenico, Nigel abbassa lo sguardo, non vuole neanche vedere.
Basta un attimo, come una puntura.
Il rombo Renault Turbo della gemella numero 11 gli vibra affianco e sparisce all’orizzonte.
Nigel è praticamente fermo.
Mancano pochi giri, fra poco potrà mettere la parola fine a questo incubo.
Ultima tornata.
Nigel affronta la curve e la sua vettura sembra, anche agli occhi degli spettatori, circondata da un alone di tristezza dello stesso nero pece della carrozzeria.

Con le poche marcie rimaste si spinge praticamente per inerzia verso l’ultima curva.
Ultima accelerazione verso l’ultima curva.
La Lotus singhiozza.
Poi ancora, poi sembra spegnersi, poi un’accelerata improvvisa, poi altri singhiozzi, poi la morte.
Come un guerriero sconfitto mentre annuncia la sua resa, la vettura procede lenta, spenta, nel silenzio generale di una folla incredula. La Benzina è finita.
Mansell non vuole crederci, pensa che è stato uno stupido a pensare di combattere contro il destino di una gara già scritta, ma manca una sola curva.

L’inglese affronta l’ultimo destra con tutta l’inerzia rimasta nella sua vettura, le sue ultime energie.
Dagli spalti molti cercano di capire se la spinta rimasta lo possa far arrivare fino al traguardo, altri invece urlano solamente in preda all’adrenalina, pensando forse di poter aiutare così il loro nuovo beniamino.
Nigel ormai ha raddrizzato il volante, vede la bandiera a scacchi, la macchina ormai è lentissima.
La folla è in visibilio, dall’alto la bandiera a scacchi, sempre più vicina, si agita quasi in preda all’emozione.
Mansell chiude gli occhi, la Lotus si ferma.
Quando rialza la testa al cielo vede la bandiera a scacchi, è davanti a lui, mancano 50 metri.
Il silenzio cala su tutta Dallas.

Mansell slaccia le cinture e scende, poi si accuccia di fianco alla macchina che negli ultimi 56 giri aveva condiviso con lui i momenti più intensi di tutta la sua vita.
“Questa gara la finiamo insieme”.
Il pubblico torna ad urlare, è la scena più bella mai vista negli ultimi anni di Formula 1.
Mansell, dopo due ore di gara, ora sta spingendo il cadavere della sua macchina lungo gli ultimi 50 metri.

40 METRI.
E’ vietato, non serve a nulla, ma ormai per Mansell non si tratta più ne di punti ne di piazzamenti.
Lui deve finire.
30 METRI.
Trova ingiusto che dopo una domenica simile, un uomo non possa vedere nemmeno l’amata bandiera a scacchi sventolare sopra il suo casco.
20 METRI.
Ma Dallas, in quel caldo 1984, non lascia spazio nemmeno ai sentimentalismi.
La vista di Mansell si annebbia, è in ginocchio.
Continua a spingere ancora un po’, ora è vicinissimo, può sentire la folla acclamarlo in un misto di urla e pianto.
Tra le lacrime e i dolori Mansell non si vuole arrendere, ma improvvisamente il buio.
“Mi dispiace Colin”.
Sbatte con il casco sulla carena e rimbalza poi sull’asfalto, ripiomba il silenzio, la macchina ferma, lui anche, a terra.
10 METRI.

Fine del gran premio di Dallas.

Corrono tutti verso di lui, è addirittura Peter Warr ad arrivare per primo, prende Mansell tra le braccia, è’ svenuto.
Quel caldo 8 Luglio del 1984 Mansell viene chiamato per la prima volta “Il leone”, nomignolo che lo accompagnerà per tutta la sua carriera, il pubblico di quel giorno ricorderà Nigel come l’eroe di Dallas.
Uno disposto a morire pur di portare la macchina al traguardo, un pilota per cui la formula uno è molto più che vincere una coppa.


FINE.

OVERSTEERING EP.1 : Il ruggito del leone [pt.1]

1984. Dallas.
E’ un’ epoca d’oro per la formula 1.

Macchine turbo da oltre 1000 cavalli, donne bellissime in griglia e spettatori stipati ovunque, anche sui guard rail, a pochi metri dai loro idoli. Gesti impensabili al giorno d’oggi, ma essenziali per annusare l’odore di benzina e gomme bruciate e sentire il rombo assordante delle bestie leggendarie guidate dai loro idoli.
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I piloti non sono atleti professionali. La loro figura si avvicina più a quella dei gladiatori.
Scendono in campo in sella a dei veri e propri mostri pronti ad ucciderli, lavoro per pochi, ma nonostante ciò a pochi minuti dalla partenza, la calma regna sovrana.
Alcuni azzardano anche una sigaretta, ne fumano mezza, poi gettano il mozzicone.
Il filtro e il poco tabacco rimanenti rimbalzano sull’asfalto rovente e il tizzone si spegne…è il momento.

Ingegneri e meccanici si fanno da parte premendosi lungo i muri ai lati e scoprono alla vista le 26 vetture del lotto.
In prima fila ci sono le due Lotus John player Special.

Il secondo è Elio De Angelis, il primo, Nigel Mansell.

L’inglese è alla sua prima pole dopo 4 anni di F1. Clark_1966_Italy_01_BC
I ricordi riaffiorano nella sua memoria pensando a quando, per la prima volta, vide Clark a cavallo della leggendaria Lotus 25. Un dinosauro. Ben lontana dall’auto su cui si trova ora. Eppure Clark riusciva a danzare con spaventosa leggerezza tra un cordolo e l’altro.

Deciso.

Da quel momento in poi avrebbe fatto di tutto entrare a far parte di quell’élite di persone capaci di cose straordinarie.
Ce l’aveva fatta. E oggi a Dallas era addirittura davanti a tutti.
Improvvisamente il clamore della folla riporta Nigel al presente.
I semafori si sono spenti.

Inizia il giro di ricognizione.

Dallas nell’84 è un vero e proprio inferno. La temperatura dell’asfalto negli ultimi giorni ha raggiunto i 60 gradi portando il manto a sgretolarsi come polvere. La gara si preannuncia intensa, tanto che la commissione ha deciso di accorciare di dieci giri la durata del gran premio, al fisico di tutti i piloti è chiesto uno sforzo estremo.
Come se non bastasse, questo circuito cittadino è già tristemente noto per la sua enorme difficoltà.
I muretti in cemento lasciano poco spazio all’errore, come una Monaco, ma ad una media oraria molto maggiore. Tutti temono Dallas, anche i migliori, come Lauda che 3 giorni prima veniva multato per eccesso di velocità in strada urbana. Stava provando a prendere l’abitudine con quei muretti insidiosi a bordo di un’utilitaria, prima che iniziasse il weekend e isolassero la parte di strada che componeva il circuito.
Il risultato fu un eccesso di velocità.

Andava a 70 km/h, su limite di 30….ora bisognava ripercorrere la stessa strada con una Formula 1.

Non il weekend migliore per portare a casa una vittoria pensa Mansell, ma a lui quel primo posto serve più dell’ossigeno.
Colin Chapman, il patron della Lotus che tanto lo aveva voluto con se era morto, da allora nessuno era più riuscito a portare in vetta ad un gran premio una delle sue vetture.Peter-Warr-006Al suo posto ora sedeva Peter Warr, proprio il tecnico inglese che tanto odiava Mansell per il rapporto che lui mai era riuscito ad ottenere con Chapman.
Warr ama ripetere in giro che “Mansell non vincerà mai una gara in Lotus finchè avrò un buco nel di dietro” e già preme su John Player Special per appiedare il pilota britannico.
Mansell non riesce a smettere di pensarci.
Ha ancora tanto da dimostrare : a se stesso, a Colin, persino a De angelis, che in questo momento in classifica generale lo sta distruggendo.

Non può più attendere, se deve essere Dallas, allora Dallas sarà.

Le luci rosse si avvicinano, Nigel ferma la macchina sulla sua piazzola.
Quando lo avranno fatto anche tutti gli altri, non si potrà più rimandare.
La tensione è altissima, il peso sulle spalle del pilota britannico più gravoso che mai.
Sotto un caldo torrido, quello che deforma qualsiasi immagine in fronte ai tuoi occhi, il semaforo si spegne.

Si comincia.

Mansell chiede tutto subito alla sua Lotus.
Se arriva a chiudere per primo la prima tornata avrà concluso la prima parte del compito.da1
Così accade, e con De Angelis a completare la doppietta nero-oro, le Lotus sono seguite a ruota da Warwick, Prost, Rosberg e Lauda.
Warwick dal terzo posto passa subito all’azione e dopo alcuni timidi tentativi di difesa di De Angelis, conquista la piazza d’argento.
Mansell intanto ha preso un po’di vantaggio, ma sa già che non durerà, infatti Warwick, sulla Renault, ci mette poco ad arrivargli alle costole.
Ma oggi Nigel è un muro.
Il pilota Renault ci prova e ci riprova, ma la Lotus chiude tutte le porte, ritarda le staccate, procede a zig-zag sui dritti, un casino.
All’ennesima chicane però il sorpasso sembra inevitabile.
La Renault imposta bene l’uscita e in trazione affianca la Lotus di Mansell.

Le ruote di Warwick sono davanti, è primo.

Mansell però ha ancora la traiettoria interna, se il suo avversario vuole avere la meglio deve ritardare la frenata e inserirsi ad una velocità più alta.
Ci prova.In men che non si dica, sotto gli occhi increduli di Mansell, la gialla francese perde il retrotreno in inserimento e finisce contro le barriere.I muri di Dallas hanno vinto ancora.

Mansell sospira, ma per poco.

Le gomme hanno accusato parecchio gli ultimi 5 giri, inoltre la battaglia con la Renault lo ha distratto parecchio, tanto da non rendersi conto che da un paio di giri la quinta fatica ad entrare.
Mansell rallenta il ritmo per far respirare gli pneumatici, ma Dallas oggi non lo vuole mollare.
Dopo pochi minuti i suoi occhi si voltano verso lo specchietto retrovisore.
Tra le infinite vibrazioni di quello specchio può chiaramente vedere una sagoma nera marcarlo da vicino.

E’ tornato De Angelis.

L’italiano si è tirato dietro anche Keke Rosberg e non appena chiude il gap dal compagno di squadra rompe immediatamente gli indugi.
Mansell però ha in testa solo la vittoria, lo campagne dal gradino più alto, da dedicare a Chapman.
Non lascerà quella posizione a nessun pilota al mondo. Figuriamoci al suo compagno di squadra.
La lotta tra le 2 Lotus sembra poter durare per sempre.
Incroci, scie, staccate e sovrasterzi la fanno da padroni con Rosberg spettatore privilegiato.
Mansell, come se non bastasse, continua a combattere con il cambio : in certi momenti sembra che le marcie non vogliano saperne di entrare, spinge e tira la leva impiegando sempre più forza.

Potesse usare entrambe le mani dimenticandosi del volante, non ci penserebbe due volte.

I tre di testa si trovano nuovamente ad imboccare il rettilineo che porta alla chicane che poco prima aveva beffato Warwick.
Il copione si ripete.
La trazione favorisce De Angelis e a metà del rettilineo Mansell è nella traiettoria interna, ma ancora una volta le sue ruote sono dietro.
Entrambi forzano la staccata al limite e la lucidità di De Angelis lo porta a non completare l’opera.
Con una traiettoria completamente scombinata riesce comunque ad imboccare la chicane, passando a pochi centimetri dalla Renault di Warwick.
E’ ancora li, senza vita, la misera barriera di gomma prima del muro completamente deformata attorno a lei.
De Angelis non fa nemmeno in tempo a raccapezzarsi che Rosberg rompe il ghiaccio.
L’impostazione della sua chicane è stata impeccabile
Non c’è nemmeno la suspance della staccata al limite.
A metà del rettilineo di raccordo Rosberg è già davanti.

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Per Nigel sembra non esserci spazio per il relax oggi.

Le gomme sono stremate e Rosberg vuole battere il ferro finchè è caldo cominciando subito ad affacciarsi ai suoi specchietti. Non può fare altro che iniziare subito anche la difesa su Keke.
Il pilota Williams pensa di poter inanellare anche la seconda, ma non si rende conto che oggi Mansell è in missione.
La lotta dura una quantità incalcolabile di giri, ogni curva è un tentativo, ma Mansell, nonostante il cambio, nonostante le gomme, ha imparato a girare a Dallas guardando solo gli specchietti.

De Angelis, anche lui vittima dell’usura in battaglia, riesce a non perdere contatto grazie ai continui incroci di traiettorie tra i due davanti. Proprio a Dallas, l’inferno di asfalto, comincia a pensare che potrebbe anche accontentarsi del podio e mantenere il suo secondo posto in classifica.
Ma nei suoi specchietti cominciano a comparire due sagome.
Sono bianche, con piccoli sprazzi di rosso.
Sono ancora distanti, ma si avvicinano ad una velocità inaudita.

Stanno arrivando le Mclaren.

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PAGELLONZE F1 : GP Canada 2015

LEWIS HAMILTON 10 e lode : La vittoria persa sul più bello a Montecarlo ormai è solo un brutto ricordo, Lewis è tornato il solito martellatore. INARRESTABILE 

NICO ROSBERG 7 : Senza il disastro della Mercedes a Montecarlo sarebbe a -34 punti da Hamilton, dopo 7 gare. Con un punteggio che premia molto la regolarità rimane comunque un bel distacco, ma fortunatamente per Nico i punti sono di distacco sono “solo” 17. COMPARSA

VALTTERI BOTTAS 8 : Dopo la gara negativa sia per lui che per la Williams di Montecarlo, Valtteri torna a fare una gara di altissimo livello. La sua è una gara regolare su una sosta che gli permette di vincere il confronto con il connazionale della Ferrari per il podio. CERTEZZA

KIMI RAIKKONEN 6- : Riesce a conquistare la terza posizione in griglia in qualifica ma ci sarebbe stato da preoccuparsi del contrario. In gara il podio doveva essere il risultato minimo, invece lui con un testacoda e la Ferrari con una strategia forse troppo aggressiva riescono a farselo sfuggire. L’errore di Kimi è molto strano e sembra sia dovuto ad una mappatura particolare, ma ultimamente CE N’E’ SEMPRE UNA

SEBASTIAN VETTEL 7 : Il weekend sembrava essersi messo su un binario più che buono fino alla Q1, dove un problema alla PU gli consegna solo il 16esimo tempo. Come se non bastasse arriva la beffa con l’arretramento di altre 5 posizioni a causa di un sorpasso in regime di bandiera rossa durante le FP3, errore evitabilissimo, che con delle qualifiche normali gli sarebbe costato carissimo. Invece in gara come sempre non delude, e riesce nel non facile compito di gestire le gomme con una strategia aggressiva partendo dal fondo. SFORTUNATO

FELIPE MASSA 7,5 : Non puoi essere Felipe Massa se non ti capita una sfiga a GP. Qui tocca all’affidabilissima PU Mercedes fare i capricci e farlo trovare senza potenza nelle qualifiche facendolo partire 15°. In gara rimedia alla grandissima a suon di sorpassi. Felipe c’è ancora, così come la sua proverbiale sfortuna. GRINTOSO

PASTOR MALDONADO 7,5 : Primi punti stagionali per il buon Pastor che quando sta distante dai guai si dimostra essere un vero pilota di Formula 1. CONCENTRATO

NICO HULKENBERG 7,5 : Nico in Canada torna finalmente a punti, così come torna a dettar legge nei confronti del suo compagno di squadra. BENTORNATO

DANIIL KVYAT 7 : La Red Bull cambia zona della classifica di gara in gara questa stagione. In Canada è da zona punti, ma solo Daniil riesce a portarne a casa qualcuno. IN CRESCITA

ROMAIN GROSJEAN 6,5 : Butta via un tranquillissimo settimo posto andando a forare in un contatto con Stevens durante un doppiaggio. Il che è ironico se consideriamo che proprio Romain aveva invitato Verstappen a fare attenzione durante le manovre di sorpasso dopo l’incidente a Monaco. DISTRATTO

SERGIO PEREZ 5,5 : Dopo una serie di gare positive Sergio torna dietro al compagno di squadra in una pista che invece doveva essergli estremamente favorevole. SOTTOTONO

CARLOS SAINZ JR 6 : La Toro Rosso non è da punti ma lui ci mette sempre del suo e non sbaglia mai. COSTANTE

DANIEL RICCIARDO 5 : Sembra subire più del compagno di squadra la scarsa competitività della vettura, proprio qui dove lo scorso anno aveva colto il suo primo successo in Formula 1. SPENTO

MARCUS ERICSSON 6,5 : Finalmente torna davanti al compagno di squadra in un weekend positivo per lui, ma con una Sauber già in fase calante. BUONO

MAX VERSTAPPEN 6 : Difficile puntare ai punti dalla penultima posizione, soprattutto se la macchina non è tra le più competitive. Il botto di Monaco comunque sembra non aver influito sulla personalità e sulla velocità di questo teenager. PENALIZZATO

FELIPE NASR 5 : Sbatte in prova mentre scalda le gomme con il DRS aperto e in gara viene surclassato da Ericsson. Weekend da dimenticare. (S)BATTUTO

WILL STEVENS 5 : Dietro al compagno per tutto il weekend e protagonista del contatto con Grosjean. VITTIMA

ROBERTO MERHI 6 : Sarebbe stato un altro arrivo davanti al compagno dopo quello di Monaco ma la sua Manor lo saluta a 13 giri dal termine. BEFFATO

JENSON BUTTON & FERNANDO ALONSO 6 POLITICO : Ennesimo doppio ritiro per problemi tecnici per la McLaren, in una gara dove neanche le performance erano esaltanti. Se ad inizio stagione si doveva sperare in una macchina almeno da punti costantemente ora c’è da sperare in una macchina che almeno finisca le gare. DISASTRO MCLAREN

(Mauro)

PAGELLONZE F1 : GP Cina 2015

LEWIS HAMILTON 10 : Mai un errore in tutto il weekend, una macchina.

NICO ROSBERG 6 : Spento e lamentoso, andando avanti così certo non può battere Hamilton.

SEBASTIAN VETTEL 9 : Ci prova a tenere il passo di Hamilton ma proprio non ce n’è, ma tre podi su tre sono tanta roba.

KIMI RAIKKONEN 8 : In gara mette una bellissima pezza ad una qualifica ignobile facendo una partenza d’altri tempi. Chissà cosa sarebbe successo senza safety car negli ultimi giri…

FELIPE MASSA 7,5 : Regola il compagno di squadra neanche di poco in gara. Dopo la prova opaca in Malesia Felipe fa capire che non ci sta a essere la seconda guida per l’ennesimo anno.

VALTTERI BOTTAS 6,5 : Qui Massa ne aveva decisamente di più, poco da fare se non portare a casa la macchina nella posizione migliore.

ROMAIN GROSJEAN 8 : Buonissimo settimo posto per Romain che fa una gara regolare e concreta come non gli capitava da troppo tempo.

FELIPE NASR 8 : Forse era proprio vero che non si trovava a suo agio con la macchina in Malesia perché in Cina Felipe è tornato sui livelli altissimi dell’Australia.

DANIEL RICCIARDO 6,5 : Speriamo davvero che la Red Bull ritrovi presto la competitività perduta perché un Ricciardo relegato a lottare per la zona punti non è bello da vedere.

MARCUS ERICSSON 7 : Bastava non compiere errori per sperare in qualche punto, visti i precedenti non era facile.

SERGIO PEREZ 7 : Se ti chiami Sergio Perez e devi fare una sosta in più degli altri vuol dire che stai guidando davvero una carriola.

FERNANDO ALONSO 7 : Fernando non cambia mai, né in pista né fuori, e finché fa il pilota di mestiere ha ragione lui.

JENSON BUTTON 5,5 : Il contatto con Maldonado a fine gara in ambito calcistico sarebbe catalogato come fallo di frustrazione, ma da lui non ce lo aspettavamo.

CARLOS SAINZ JR 5,5 : Weekend deludente per come ci aveva abituati Carlos, senza problema al cambio forse poteva giocarsi la decima posizione ma troppo poco comunque rispetto al compagno di squadra.

WILL STEVENS & ROBERTO MERHI 6,5 : Rientrano nel 107% durante le qualifiche e finiscono entrambi la gara, corrono in un campionato a parte ma rimangono ottimi professionisti.

MAX VERSTAPPEN 8 : Che dire? Sempre più baby fenomeno, ha anche la sfiga degli ultimi giri tipica dei campioni.

PASTOR MALDONADO 8 : Il vero vincitore del GP. Sbaglia tutto ed è in mezzo al caos anche quando non è colpa sua, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo.

DANIIL KVYAT 6 : Weekend decisamente sfortunato, in gara lotta anche con il compagno di squadra ma contro la sfiga non vince mai nessuno.

NICO HULKENBERG : La sua gara dura pochissimo, peccato perché la partenza era stata perfetta. SV

(Mauro)

PAGELLONZE F1 : GP Malesia 2015

SEBASTIAN VETTEL 10 e lode : Sì anche la lode. Seb da quando è vestito di rosso spruzza ottimismo e serenità da tutti i pori e in pista sta mostrando una velocità che rende pienamente giustizia ai suoi 4 titoli mondiali. La vittoria in Malesia sarà sì figlia dei pasticci Mercedes, ma l’altro genitore è sicuramente Vettel insieme alla Ferrari che torna finalmente ad essere una squadra unita. FERRARI IS BACK

LEWIS HAMILTON 8 : Si mette anche a fare l’ingegnere Lewis a fine gara quando gli montano “le gomme sbagliate” ma domenica proprio non ce n’era per la Mercedes che accusa problemi di degrado come se fosse un 201X qualsiasi. Ma Hamilton è un animale da gara e tornerà sulla sua preda preferita, il primo posto, molto presto. ANIMALE

NICO ROSBERG 6 : Si può dare 6 a qualcuno che arriva terzo? Si può eccome se quel qualcuno dovrebbe essere il principale rivale di Hamilton per la conquista del titolo mondiale, nonché lo stesso che ha perso il mondiale solo all’ultima gara lo scorso anno. Nico in Malesia fa il suo compitino nulla più, arriva terzo più per la superiorità imbarazzante della Mercedes che per meriti propri. Da Rosberg ci si aspetta molto di più. SVEGLIA

KIMI RAIKKONEN 9 : Alla Nasa stanno ancora calcolando il numero di problemi più o meno seri che Kimi ha avuto da quando corre in Formula 1, dicono che la tecnologia dovrebbe permettere di calcolarlo tra una ventina d’anni. Sembra impossibile ma il finnico ne ha sempre una, quindi ovviamente non bastava partire in mezzo al gruppo, bisognava aggiungerci anche una foratura con conseguente giro alla Gilles Villeneuve per rientrare ai box. Eppure Kimi a fine gara è quarto con una strategia degna dei tempi migliori in Lotus. Per fortuna sua James Allison ci vede meglio della sfiga. I’CE BACK

VALTTERI BOTTAS 7,5 : Curata la schiena Valterri disputa un weekend in crescendo che lo porta a conquistare un buonissimo quinto posto viste le premesse e la partenza in gara da dimenticare. Personaggio poco mediatico, ma in pista è sempre tra i migliori e spesso anche tra i più spettacolari, il sorpasso all’esterno di Massa alla curva 5 negli ultimi giri è da cineteca. PROFESSIONISTA

FELIPE MASSA 6,5 : Inquadrato pochissimo dalla regia internazionale Felipe conduce una gara regolare, senza strafare in nessun senso. La sesta posizione è la fotografia migliore per la sua gara, a metà della zona punti. Bottas però nonostante la gara in meno gli ha già fatto intendere chi comanda in Williams quest’anno. SI ACCONTENTA

MAX VERSTAPPEN 8,5 : Che weekend signori, ed era solo il secondo, su una pista mai vista. Max dimostra di meritarsi in pieno il suo sedile in Toro Rosso, P6 in qualifica sotto la pioggia e P7 in gara lottando come un pilota esperto non sono robe da debuttante. 17 anni e non sentirli. MATURO

CARLOS SAINZ JR 8 : L’exploit bene o male prima o poi lo fanno tutti, ma Sainz Jr non è tipo da exploit singoli, lui punta alla costanza e a portare a casa punti. Quando sul finale di gara deve lasciare il passo al più veloce compagno di squadra non si scompone e non si innervosisce, anzi lo agevola permettendo alla Toro Rosso di conquistare un settimo e un ottavo posto davanti ad entrambe le vetture della Red Bull. ROOKIE?

DANIIL KVYAT 6,5 : Dopo l’avvio tentennante in Australia con problemi che a volte dipendevano da lui e altre volte erano colpa della macchina non era facile per Kvyat riscattarsi immediatamente in Malesia. Invece il pilota russo ci riesce piuttosto bene, risultando mediamente più in palla di Ricciardo durante il weekend. La sua gara viene movimentata dal contatto con Hulkenberg con conseguente testacoda, ma nonostante ciò riesce comunque a finire la gara davanti al compagno di squadra. PICCOLE SODDISFAZIONI

DANIEL RICCIARDO 6 : Sembra una vita fa quando Ricciardo faceva segnare l’ultima vittoria (prima di quella di Vettel in Ferrari) non Mercedes in Belgio l’anno scorso. Quest’anno invece la Red Bull sembra essere addirittura peggiore della sorella minore Toro Rosso, che monta comunque la criticatissima Power Unit Renault. In gara Daniel sbaglia poco, ma non basta a fare meglio di un decimo posto. SI SOFFRE

ROMAIN GROSJEAN 5,5 : Sorpasso a dir poco ottimistico su Perez, poteva giocarsi tranquillamente qualche punticino. IMPAZIENTE

FELIPE NASR 4,5 : Non era facile rispettare le aspettative dopo il quinto posto di Melbourne, ma qui ha deluso davvero. BACK TO REALITY

SERGIO PEREZ 5 : Sembra tornato il Perez di un po’ di anni fa: contatti con conseguenti penalità e gestione superba delle gomme, peccato che la Sauber del 2012 non sia nemmeno paragonabile alla Force India di quest’anno. VECCHIE ABITUDINI

NICO HULKENBERG 5,5 : Nico ce la mette sempre tutta davvero, ma stavolta è stato penalizzato immeritatamente sia dalla macchina che dalla direzione gara. PENALIZZATO

FERNANDO ALONSO 8 : La McLaren gli ha dato una scossa durante i test, ora lui vuole ricambiare il “favore”. Perché Nando guida sopra i problemi della macchina, l’ha sempre fatto. Nel vedere un tagliaerba lottare per la zona punti c’è tutto il Fernando Alonso pilota: non importa con che macchina, lui sarà sempre 5 posizioni davanti al limite massimo della vettura. Bentornato Fernando. GUERRIERO

JENSON BUTTON 6,5 : Si toglie la soddisfazione di restare davanti al compagno di squadra in qualifica, poca roba ma fa comunque morale che in queste situazioni è sempre il benvenuto. Dice che la McLaren ha fatto enormi progressi rispetto all’Australia, pensate com’erano presi davvero allora. Nonostante una macchina pessima sia in termini velocistici che in termini di affidabilità Jenson non si scompone e anzi trova sempre il lato positivo. OTTIMISMO

MARCUS ERICSSON 4 : per l’impegno “Money, money, money must be funny” MON(K)EY

PASTOR MALDONADO 4 : Indovinate chi riesce a fare danni anche dietro la safety car? INCORREGGIBILE

ROBERTO MEHRI 6,5 : “L’importante non è vincere, ma partecipare” per la Manor è un buon motto davvero, soprattutto se si partecipa per Bianchi. #FORZAJULES

-Mauro

PAGELLONZE F1 : GP Australia 2015

LEWIS HAMILTON 10 : Non sbaglia niente, neanche per sbaglio. Lewis fuori dalla pista sembra essere distratto da mille pensieri, ma quando abbassa la visiera non ce n’è mai per nessuno. Il piede non ha mai dato segni di smarrimento durante la sua carriera, la testa invece più di qualche volta. Ma quello che si è presentato a Melbourne è forse l’Hamilon migliore che si sia mai visto, veloce e consistente durante tutto il weekend, salvo quando ha lasciato illudere Rosberg durante le prove libere. Questo rischia di vincerle tutte davvero. CAMPIONE

NICO ROSBERG 8 : Questo weekend proprio non ce n’era per Nico, Lewis si è preso tutto, ma non la sua voglia di lottare e di crederci. Hamilton si sarà anche trattenuto, ma come il compagno Nico non sbaglia nulla e a fine gara il distacco da Lewis è solo di un secondo e mezzo. Il problema è che anche con un sistema di punteggio che premia poco le vittorie rispetto ai piazzamenti Rosberg non può solo sperare nelle disgrazie altrui, deve trovare un qualcosa in più per battere Hamilton, e dobbiamo sperarci perché il mondiale sarà ancora affare tra loro due. ASPETTA E SPERA

SEBASTIAN VETTEL 9 : Seb ha fatto intendere di aver capito subito come funzionano le cose in Italia quando a fine gara con la frase “Ragazzi forza Ferrari” si è comprato il tifo di 60 milioni di italiani. Vettel è un ragazzo sveglio e veloce, lo è da sempre, e la sua gara esprime perfettamente queste sue qualità. In partenza si fa sorprendere dal buono spunto di Raikkonen, ma già alla prima curva dimostra di voler essere lui il primo pilota Ferrari a fine gara, tirando una sportellata al compagno/amico/rivale. Conquista il podio al pit stop in memoria dei bei tempi andati in casa Ferrari quando la macchine e le strategie funzionavano. I paragoni con Schumi sono facili e banali, ma la cosa più importante che accomuna Sebastian e Michael è la passione per il Cavallino, e scusate se è poco. FORTSA FERARRI

FELIPE MASSA 7 : In qualifica sembra ipotecare il podio con un ottimo giro e anche il passo mostrato venerdì durante le prove era più che buono. Peccato che se ti chiami Felipe Massa la vita se non te la complichi da solo stai sicuro che te la complica qualcun altro, in questo caso il muretto Williams. C’era una sola sosta da fare durante la gara, bastava non finire in mezzo al traffico al rientro e il gioco era fatto, e invece tac Felipe rientra dietro a Ricciardo mentre Vettel trovava pista libera. La Williams è comunque la seconda forza in campionato ma adesso ha compagnia… FELICE? MIA MASSA

FELIPE NASR 9 : Nars, Nass, Narss, Narsr pronunciatelo come volete ma la pronuncia corretta è talentuoso. Chi segue anche le categorie minori non dovrebbe scoprire la velocità di questo giovane pilota brasiliano di origine libanesi solo ora, già in GP2 aveva fatto vedere grandi cose e anche grandi sfortune. Ma alla prima gara di Formula 1 in un circuito mai visto con una macchina clamorosamente veloce non era facile per nessuno arrivare in quinta posizione. Felipe invece ci è riuscito, a conferma che la valigia dei soldi che porta è comunque meno pesante del suo piede destro. BUONISSIMA LA PRIMA

DANIEL RICCIARDO 7,5 : La Red Bull si presenta nella gara di casa di Daniel fuori forma come l’Inter, ma se la Red Bull è l’Inter Ricciardo è il suo Zanetti, sempre sereno e pronto a soffrire e lottare. La Red Bull presto potrebbe lasciare la Formula 1 e sarebbe un peccato perché Ricciardo sembra essersi già adattato bene al ruolo di prima guida “ufficiale”. In gara fa quello che può, in attesa di piste e PU migliori. KEEP ON SMILING

NICO HULKENBERG 7,5 : Nico è il pilota in griglia che ha disputato più gare senza salire mai sul podio (77), ad ora nessuno sa ancora il perché. La consistenza e la velocità che dimostra ad ogni gara sono qualità da campione vero, tali da rendere pienamente giustizia al numero 27 sul musetto. Quando c’è l’occasione di fare punti pesanti lui risponde sempre presente, e questo settimo posto per una Force India in grave ritardo sullo sviluppo vale oro. PUNTI SEMPRE E COMUNQUE

MARCUS ERICSSON 6 : Quest’anno Marcus sembra aver investito i suoi soldi in maniera intelligente, la Sauber è tutt’altra cosa rispetto all’anno scorso e anche rispetto alla Caterham. Lo svedese ne approfitta e si porta a casa i primi punti della carriera, e vista la particolarità della gara potrebbero anche essere gli ultimi. IL POTERE DEI SOLDI

CARLOS SAINZ JR 8,5 : I riflettori in casa Toro Rosso erano puntati tutti sul giovanissimo Max Verstappen, invece il vero spettacolo era dall’altra parte del box, quella occupata dall’altro figlio d’arte di lusso. Carlos commette un paio di errori durante le prove libere girandosi entrambe le volte in frenata alla penultima curva, ma quando non si deve sbagliare lui non lo fa anzi, sono i meccanici a sbagliare e a fargli perdere un probabilissimo e meritatissimo ottavo posto. Max è avvisato, Carlos non si farà battere tanto facilmente. QUI COMANDO IO

SERGIO PEREZ 5 : Conquista un punticino solo per autoeliminazione degli avversari, per il resto la sua gara è completamente da dimenticare. Si complica anche l’incomplicabile quando deve passare Button andando in testacoda. Un vero peccato perché durante le qualifiche e le libere le sue prestazioni erano identiche a quelle di Hulkenberg e Sergio ci ha abituato a gare di tutt’altro livello. PASTICCIONE

JENSON BUTTON 8 : La McLaren va meno di una HRT dei giorni peggiori ma Jenson non molla mai, nemmeno quando è inutile resistere agli attacchi di Perez lui resiste, perché i veri campioni si vedono nei momenti di difficoltà. GUERRIERO

KIMI RAIKKONEN 8 : Kimi è tornato, la sfiga invece non se n’è mai andata. Finalmente la Ferrari può puntare su due punte che funzionano a pieni regimi, e se Kimi sorride significa che il meglio deve ancora venire. SFIGA A PALATE

MAX VERSTAPPEN 5,5 : Il rookie più atteso degli ultimi 10 anni cede sotto il peso di una pressione decisamente troppo alta per un 17enne. La sua gara finisce a causa di un problema tecnico, ma nel complesso non ha rispettato le aspettative, nemmeno le sue probabilmente. In Malesia con qualche kilometro in più e un po’ di pressione in meno andrà sicuramente meglio. QUI SI FA SUL SERIO

ROMAIN GROSJEAN & PASTOR MALDONADO 6 : Top ten in qualifica per entrambe le Lotus, tutto molto bello se non fosse che entrambi i piloti in gara riescono a fare meno di un giro. Pastor per una volta è vittima di un incidente e non la causa, Romain è fermato già alla fine del primo giro a causa di un problema tecnico. TORNEREMO

DANIIL KVYAT 5 : Più che i problemi tecnici Daniil sembra soffrire la pressione di guidare per un top team, lontanissimo parente della sua versione 2014, necessita di tornare alla versione precedente. PERSO

KEVIN MAGNUSSEN SV : Vero, l’incidente al venerdì è tutta colpa sua ma è segno che almeno ci stava provando ad andare forte con una McLaren che viaggia su tempi da GP2. In gara viene tradito dal motore Honda ancora prima di schierarsi. PILOTA DI RISERVA, SFIGA TITOLARE

VALTTERI BOTTAS SV : Il premio sfiga di questo GP però lo vince lui per distacco, perché il mal di schiena a 25 anni non si era ancora mai sentito. TORNA PRESTO

MANOR 3 : Qualcuno si era scandalizzato quando la Force India quest’inverno si era opposta al rientro della Marussia/Manor per prendersi qualche milioncino dovuto alla ridistribuzione dei premi derivati dai diritti TV. La Manor invece sembra essersi presentata a Melbourne SOLO per quelli, sicuramente non per gareggiare, la aspettiamo per la prova dei fatti in Malesia. NO MONEY, NO HONEY

-Mauro