STEERING REVIEW #3 : FORD GT 2016

La sua fama la precede, al NAIAS è regina e portabandiera della sua nazione, a 12 anni dal primo lancio di serie torna prepotente lei, la Ford GT.
La GT è uno dei classici esempi di auto a cui non si può guardare senza avere dei preconcetti dati dalla sua storia, dalla sua nazionalità e dall’aspettativa commerciale e personale, cosa che rende complicata non solo una recensione, ma anche la produzione stessa dell’auto.
Dall’antenata GT40 alla versione di serie dei primi 2000 questa Ford nasce e diventa quasi subito leggenda, una delle americane per eccellenza, il terrore delle Ferrari a le Mans, e delle supercar europee su strada.
Immaginate ora per un attimo di essere un progettista Ford, inserito nel nuovo progetto GT.
Avete alle spalle un pesantissimo carico storico che non si può rovinare, siete in un momento storico dilaniato dalla crisi economica dei mercati e avete la prima sul palco di Detroit, la capitale dell’automobile, mentre dall’oriente vi sparano davanti gli occhi un bolide come la Toyota FT1, che si autoproclama erede della Supra, e il ritorno della leggendaria NSX.
Non proprio una passeggiata, questa volta non si può fare gli approssimativi, ecco come quindi come se ne sono usciti gli americani.
Inutile dire che la nuova Ford è un connubio di innovazione e tradizione, ma per colpire bisogna osare, cominciamo quindi dalla rivoluzione più profonda.
Se si pensa a GT (ma soprattutto se si pensa ad America), si pensa a V8, ma non questa volta perchè la nuova edizione sposa un motore V6, che comporterà quindi una variazione di sound, ma niente paura, non di prestazioni.
Il V6 di cui parliamo non è un nuovo arrivato, ma il propulsore sviluppato sulla Ford Daytona Prototype, omolgata IMSA, dello “United SportsCar Championship” (vincitrice della 12 ore di Sebring), riadattato nella distribuzione e nell’iniezione per dialogare con la doppia frizione Ford.
Alloggiato in posizione centrale, il sei cilindri è quindi un 3.5 litri biturbo a doppia iniezione da 600 cavalli (42 in più della vecchia versione di serie), abbinato ad una trasmissione transaxale e cambio a 7 rapporti con paddles al volante, il tutto contornato da una trazione posteriore.
Ad essere precisi il nome completo del motore comprende anche la sigla “ecoboost”, ma è talmente ovvio quanto essa sia un semplice espediente commerciale, che sinceramente passerei oltre e liquiderei la cosa con queste due righe. (stop, che non debba più vedere “Ford gt” e “ecoboost” nella stessa frase).
Chiuso il capitolo “propulsore e affini”, analizziamo i resto della progettazione, dove l’impresa è stata altrettanto impegnativa.
Per il modello in questione era assolutamente escluso pensare a delle linee di scocca completamente nuove, tuttavia, per competere con le supercar europee e asiatiche, bisognava cambiare il tipico approccio americano da Muscle car, famoso per dare troppo peso alla sola potenza del motore, lasciando alle linee esterne una funzionalità molto più estetica (comunque importante) che aerodinamica.
Il risultato è uno studio aerodinamico molto profondo che ha permesso alla GT di nascere e crescere in galleria del vento, il tutto abbinato ad una scelta di materiali di costruzione che non ha di certo badato a spese.
La cellula dell’auto è realizzata interamente in fibra di carbonio ed è ideata con un forma che va a stringersi verso il posteriore in modo da lasciare spazio, nella zona laterale del telaio, a 2 enormi condotti, ricavati dalla carrozzeria stessa, che favoriscono il carico aerodinamico dell’aria che viene convogliata infine verso uno spoiler posteriore attivo.
Le sospensioni sono del tipo “push rod”, che favoriscono aerodinamicità, rigidità e leggerezza, mentre per freni è stata scelta la collaborazione con Brembo che ha messo sul piatto i famosi Carboceramici.
Gli interni abbandonano lo stile vintage per fare spazio ad un display digitale e ad un quadro comandi essenziale che riesce a creare un ambiente sobrio all’interno dell’abitacolo, cosa da apprezzare in una supercar che è sempre stata un grumo di muscoli americano, non un intreccio di circuiti orientali. (Nulla togliere alla NSX, sono solo mentalità diverse).
Se c’è una cosa che mi ha lasciato un po l’amaro in bocca sono le portiere ad apertura verso l’alto : poco Ford GT, un po’ troppo europeo, ammetto che per un attimo ho intravisto la FXX-k.
Questo è tutto ciò che per ora, senza una scheda tecnica vera e propria, si può ricavare da questo enorme progetto che si propone l’uscita nel 2016, a 50 anni esatti dalla prima edizione di le mans vinta dall’antenata GT40, che poi per quattro anni dominerà al Sarthe e sarà l’incubo ferrarista, soprattutto nel momento in cui in sella monterà “Monsieur Le Mans” Jacky Icks.
Ma questa Ford, oltre che il Giappone, sfida anche l’Europa, proclamandosi da subito rivale della 458 Italia alla prossima 24 ore.
Sarà come 50 anni fa?
L’unica cosa che sappiamo per ora è che quest’auto è solo il primo risultato del progetto “Tecnology Showcase Ford”, che da qui al 2020 vedrà anche l’uscita delle nuove Mustang GT350 e 350R, nonché il rilancio del marchio RS.
La nuova Ford GT sembra essere in grado di poter reggere alle alte aspettative che sta creando, ora solo il tempo può dirci cosa sarà veramente in grado di fare.
Per ora…..sulla carta…

voto steering (parziale) : 9-

-william